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Pakistan: non dimentichiamo i cristiani perseguitati

Recentemente è stato dato molto risalto alla situazione umanitaria disperata che sta attraversando il Pakistan. Il blogger francese Romain Blachier, blogger socialista vicesindaco della città di Lione, condivide con i suoi lettori la sua indignazione riguardo alla sorte dei cristiani perseguitati in quel Paese, notizia che secondo lui non riceve abbastanza attenzione nel mondo occidentale. Questo post ha suscitato uno slancio di simpatia nella blogosfera francese, e per questo ve lo proponiamo.

Abbiamo parlato in questi ultimi giorni della tragedia che sta vivendo la popolazione del Pakistan e della drammatica catastrofe naturale. Si può, si deve fare un gesto, ad esempio con donazioni su questo sito.

Molto meno nota è la situazione dei 2,8 milioni di Cristiani (di questo Paese al 97% mussulmano).

L’11 agosto scorso si svolgeva la giornata di celebrazione delle minoranze del Pakistan (Induisti, Buddhisti, Cristiani, ecc…). La comunità cristiana aveva deciso di boicottare le manifestazioni e di indire un Black Day per denunciare le condizioni di esistenza e di persecuzione che subiscono. Non ne avete sentito parlare? È normale, c’è stata una nuova sconfitta della Nazionale Francese da vedere in TV…

Questi ultimi anni sono stati atroci per la minoranza cristiana del Paese. Omicidi, stupri di gruppo, linciaggi, uomini, donne, bambini bruciati vivi, la vita dei cristiani autoctoni è sempre più difficile. La lista è tanto lunga quanto l’attenzione che viene loro dedicata è poca.

Spesso, dei pakistani mussulmani usano la legge contro il blasfemo riguardo al Corano per accusare i Cristiani di tutti i mali, accusa facile soprattutto in caso di liti personali.

È così che in queste ultime settimane nel Punjab sono stati uccise decine di Cristiani, a volte bruciati vivi da dei gruppi che li accusavano di profanare il Corano.

È così che il primo agosto sette cristiani sono stati dati alle fiamme da un gruppo di 2000 fanatici. Una famiglia di cinque persone che comprendeva un nonno di 75 anni, una coppia e i loro figli di 6 e 13 anni sono stati rinchiusi nella loro casa e bruciati vivi. Sotto gli sguardi della folla che accendeva il fuoco.

È così che in Pakistan molta gente rifiuta di mangiare nelle stesse stoviglie che usano i Cristiani. Lo scorso novembre, un Cristiano è stato picchiato a morte per aver bevuto nella tazza da tè di un Mussulmano…

È questa la storia recente di una ragazzina cristiana, Kiran, 10 anni, bruciata viva. Lei era stata convertita all’Islam e sposata a forza. Violentata, è fuggita ed è andata dalla polizia. Che l’ha restituita a suo marito. Questi ha bruciato la piccola cristiana, che era incinta di lui [...].

È così che qualche mese fa, una piccola cristiana è stata torturata e percossa a morte. La polizia rifiuta in un primo tempo di accogliere la denuncia e il processo, truccato, assolve gli assassini.

È così che il 19 marzo scorso una coppia che rifiutava di convertirsi all’Islam è stata torturata. La donna è stata violentata da dei poliziotti mentre il marito veniva bruciato vivo. Davanti ai loro tre orfani dai 7 ai 12 anni che hanno assistito alla scena…

Dobbiamo continuare? È così che il 29 aprile un parrucchiere cristiano, accusato di aver accettato di rasare la barba di un Mussulmano, è stato picchiato e violentato da un gruppo di otto islamici.

È così che a Islamabad c’è un muro molto meno mediatico di quello tra Israele e Palestina, un muro che circonda il quartiere dei Cristiani di cui sono stati ghettizzati gli abitanti, generalmente relegati ai compiti più umili.

È così che… c’è molto da dire ancora.

Ci sarebbe anche molto da dire dell’indifferenza nella quale si svolgono questi fatti. Ci sarebbe molto da dire sul sentimento che, nell’agenda delle indignazioni internazionali e politicamente corrette, non c’è mai, assolutamente mai, uno spazio libero per denunciare e lottare contro queste atrocità.

Nel grande relitto che sta diventando ahimè il Pakistan malgrado un dialogo inter-religioso che menomale, quello almeno esiste anche là, avremmo bisogno di più voci e di voci diverse, in particolare quelle dell’Islam, proprio come ci sono delle voci cristiane per condannare delle porcherie islamofobe, che cessino l’odio, la discriminazione e quest’orribile indifferenza. Senza dimenticare le nubi che si accumulano nel Bhoutan così come altrove…

Due strutture che lavorano sulla sorte dei Cristiani del Pakistan: Portes Ouvertes (evangelica) e AED (cattolica)

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Categorie → Asia, Religione

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